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Un'immagine di Cristina Castagna tratta dal suo blog
“Lasciatemi lassù”
La premonizione prima di partire: «Se mi succede qualcosa non venite»
Nell'immagine Il Broad Peak
<La 31enne vicentina Cristina Castagna
è caduta in un crepaccio sul monte K3.
L'ultimo biglietto: «Lasciatemi lassù»
VICENZA
Prima di partire per il Broad Peak, la montagna di oltre 8.000 metri
nella catena del Karakorum in Pakistan in cui è morta l’altro ieri
aveva lasciato un biglietto: «Se mi succederà qualcosa lasciatemi
dove la montagna mi ha chiamato a sè». Cristina Castagna, 31 anni,
se n'è andata precipitando per decine di metri e finendo in un crepaccio,
davanti all’amico Gianpaolo Casarotto , vicentino anche lui,
che ha cercato di soccorrerla inutilmente. «Era davanti a me
di una decina di metri poi l’ho vista scivolare, ha sbattuto sulle rocce
e poi è precipitata in un crepaccio. L’ho raggiunta, ma era già morta».
Nei giorni precedenti all’ultima partenza, obiettivo K3,
aveva raccontato le sue avventure nel blog. «La mia grande passione ,
il grande Amore della mia Vita è la montagna in particolare l'alta quota»
scriveva. «Ho conosciuto questo mondo nel Gennaio del 2003
con L'Aconcagua in Argentina e da lì sempre più in alto con un tentativo
all'Everest nello stesso anno finito a 7800 metri. Nel 2004 il mio piccolo riscatto:
arrivo in vetta alla Cima Centrale dello Shisha Pangma;
sono la più giovane donna italiana ad aver raggiunto un 8000».
Cristina annotava tutto, componeva.
«Sono una lettrice accanita leggo di tutto, non ho la tv a casa
e così le sere in cui sono a casa le passo immersa nelle più svariate letture.
Mi piace scrivere poesie, versi che scrivo anche su un lenzuolo bianco
al Campo Base nella speranza che il vento le trasporti in giro per il mondo».
Si faceva chiamare El Grio, il grillo, «un soprannome
che mi ha dato mio padre visto che non rimango
mai ferma e come i grilli salto ovunque».
Cristina Campagna lavorava come infermiera al Pronto Soccorso
dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, i colleghi la ricordano
come una donna forte e determinata. Il 12 luglio,
dal campo base del K2, in mezzo a condizioni meteo difficili,
aveva scritto un messaggio: «Noi non ci arrendiamo
di certo abbiamo ancora un po' di tempo e la pazienza non manca.
Chi l'ha dura la vince. La Cima è li che ci guarda severa
e ci fa capire ancora una volta che non esistono 8000 semplici
esistono solo condizioni piu´o meno buone per la scalata».
Oggi a Valdagno è il momento della disperazione e del cordoglio.
«Abbiamo perso una delle nostre figlie più illustri» , ha detto il sindaco Alberto Neri.
Infermiera a Vicenza ma originaria della vicina Valdagno,
la Castagna era considerata un’esperta. Già l’anno scorso
era diventata la prima donna italiana a calcare la vetta del Makalu,
la quinta montagna più alta del mondo e aveva al suo attivo
quattro cime sopra gli ottomila metri. Il corpo dell’alpinista
si trova ora ad oltre settemila metri di quota, in un punto
dove il recupero sembra impossibile. Ed è probabile
che venga lasciato lì: proprio come chiesto dalla ragazza nel biglietto premonitore.
«È stato un fulmine a ciel sereno», ha commentato il sindaco di Valdagno,
Alberto Neri, «la nostra città perde non solo
una delle sue figlie più illustri ma anche una donna solare e piena di vita».
Sul blog di Caterina campeggia ancora la poesia che aveva scritto
dopo un’avventura ad alta quota: «Sono un Acchiappasogni
mani troppo fragili e Cuore troppo lento. Sulla Cima di un 8000 cè il Silenzio.
Un Silenzio che lascia spazio solo al battito del Cuore,
al respiro affannoso, a te stesso. Il Mondo è troppo rumoroso
sono una ricercatrice del Silenzio.
Semplicemente El Grio».
La storia alpinistica dell’atleta vicentina è piuttosto recente
perché inizia a compiere ascese di una certa rilevanza nel 2003,
quando conquista l’Aconcagua, la cima più alta del sud America, a 6.962 metri.
Nello stesso anno arriva per lei una straordinaria opportunità:
l’Everest, che salirà fino a quota 7.800 metri. Sarà una resa
che non lascerà amarezza, bensì scatena in lei la voglia di Himalaya.
E così nel 2004 raggiunge dal Tibet la cima centrale (8.013 metri)
dello Shisha Pangma, e, all’età di 27 anni, può fregiarsi
di essere la più giovane donna italiana ad aver conquistato un 8.000
L’anno successivo mette il piede sulla vetta del Gasherbrum
II (8.035 metri) e nel 2006, in un’altra spedizione himalaiana,
arriva a quota 8.120 sul Lhotse, dove a causa del freddo
e di un principio di congelamento, è costretta a rinunciare.
Nel 2007 torna su una vetta himalaiana con la salita
agli 8.167 metri del Dhaulagiri. Nel 2008 l’atleta vicentina
entra a far parte della scuderia SALEWA e, forte di questa
nuova collaborazione, porta a termine la sua più esaltante conquista:
la scalata del Makalu (8.463 metri), la quinta montagna più alta del mondo.
Cristina raccontava di essere una lettrice accanita e del piacere che provava
nello scrivere poesie al campo base di un ottomila. Immaginava che il vento le trasportasse
in giro per il mondo, mentre lei con i suoi occhi penetranti che comunicavano l
a gioia della sfida affannosa le seguiva fino all'infinito. Di questa formidabile ragazza
che inseguiva i sogni, ma chi non li accarezza?, non resta
che lo straziante ricordo scolpito su una larga parete bianca
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