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05 aprile

I 60 anni della NATO: Festa o contestazione?

 

I 60 anni della NATO

Festa o contestazione?

L'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, più conosciuta come NATO

(dall'inglese: North Atlantic Treaty Organization), è l'organizzazione internazionale

 per la collaborazione nella difesa, creata nel 1949 in supporto al Patto Atlantico.

Al Patto Atlantico così formato si contrapponeva il Patto di Varsavia

 costituito dal blocco delle Nazioni Socialiste Sovietiche.

La misura fondamentale del trattato viene enunciata nell'articolo 5 che stabilisce:

« Le parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse,

 in Europa o in America settentrionale, deve essere considerato

 come un attacco contro tutte e di conseguenza concordano

 che, se tale attacco armato avviene, ognuna di esse,

 in esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva,

riconosciuto dall'articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite,

assisterà la parte o le parti attaccate prendendo immediatamente,

 individualmente o in concerto con le altre parti, tutte le azioni

che ritiene necessarie, incluso l'uso della forza armata,

per ripristinare e mantenere la sicurezza dell'area Nord Atlantica. »

La temuta invasione sovietica non avvenne mai, ma la misura prevista dall'art. 5 venne utilizzata per la prima volta nella storia del trattato il 12 settembre 2001, in risposta all'attacco terroristico del giorno precedente a New York, negli Stati Uniti.

Distintivo della NATOLa NATO (North Atlantic Treaty Organization), sorta come organizzazione

di difesa delle nazioni occidentali all'indomani della seconda guerra mondiale,

ha attraversato un cinquantennio senza muovere

 un solo uomo al di fuori dei confini dei paesi che la costituivano.

Soltanto negli anni novanta, di fronte alla crisi dei balcani, la NATO

è entrata in azione per pacificare i paesi della ex Jugoslavia.

Le Missioni NATO cui partecipa l'Esercito Italiano prevedono l'impiego di reparti organici

La Contestazione

La NATO non è un fiore...(ritornello di un canto di lotta degli anni '60)

10 anni di Stop NATO

Il servizio di notizie via mail alla lista internazionale Stop NATO
è stato istituito da Francisco Javier Bernal nel 1999, nel corso dell’immotivata,
illegale e brutale guerra della NATO contro la Jugoslavia.
 
Lungi dall'essere limitata, e meno ancora 'umanitaria',
l'Operazione della Forza Alleata costituisce il primo attacco militare
nei confronti di una nazione pacifica (non aveva infatti minacciato nessun altro stato)
europea dalla campagna nazista per la guerra lampo 1939-1941,
e segna l'apertura di una spinta espansiva della NATO
non solo 'fuori area', ma in tutto il mondo.
 
Gli stessi funzionari della NATO si riferiscono al blocco come la NATO Globale.
E in effetti il sito web ufficiale ha il suffisso internazionale: http://www.nato.int/
 
 
Nato, vertice per i 60 anni. Scontri e arresti a Strasburgo

vertice nato: almeno una cinquantina di arresti

Violenti scontri a Strasburgo
I no global tentano di fermare il summit

da corriere.it

Negli anni '90, la NATO ha quindi partecipato a numerose operazioni

nella ex-Jugoslavia ed in Albania, ed oggi è presente in Iraq ed Afghanistan.
Ed occorre un eroico sforzo di fantasia per trovare nel citato articolo 5

 un qualche fondamento normativo per almeno tre di queste missioni. 

La NATO di ieri aveva un nemico geograficamente ben definito,

 la NATO di oggi si pone sfide piu' ampie ed al contempo pericolosamente indefinite:

la sicurazza internazionale, la lotta al terrorismo, i diritti umani.

La NATO di oggi si fonda su un Trattato di ieri

 che sarebbe stato opportuno riscrivere completamente,

 ma la modifica degli accordi internazionali è un processo complesso e pericoloso.

 Pericoloso soprattutto nei Paesi dove è ammissibile il referendum,

nei quali i cittadini avrebbero potuto bocciare le modifiche,

affossando un'organizzazione generalmente piu' amata dagli eletti che dagli elettori.

La NATO assume pero' anche una funzione sostitutiva

 delle spesso inconcludenti Nazioni Unite, con una capacità

 di intervento ben piu' rapida ed efficace, senza il "diritto di veto"

di Paesi come Russia e Cina. Sembra insomma ambire

a diventare una sorta di polizia internazionale dei Paesi liberi e democratici,

 ma resta incline a tessere alleanze tattiche imbarazzanti

 con non pochi regimi autoritari.

Mero strumento dell'imperialismo americano,

inutile retaggio del passato, o organizzazione vitale per la nostra sicurezza? 

da

http://sostenibile.blogosfere.it/2007/02/nato-ieri.html

 guarda

http://www.youtube.com/watch?v=0piC_I0rfpU

60 anni della Nato
La Nato entra nella terza età. Decadenza o rilancio?
Stefano Silvestri
03/04/2009

L’Alleanza Atlantica ha ormai sessant’anni, e li dimostra. Il vertice convocato per festeggiare quest’anniversario celebra anche l’ingresso nell’Alleanza di due nuovi membri, la Croazia e l’Albania, nonché il ritorno a pieno titolo della Francia nella struttura militare della Nato, ma questi successi di facciata mascherano appena una crescente incertezza strategica. L’espansione dell’Alleanza verso Est ha probabilmente contribuito a consolidare il grande mutamento iniziato con il crollo del muro di Berlino, nel 1989, ma il nodo centrale dei rapporti con la Russia resta irrisolto e i tentativi di ulteriore espansione verso le repubbliche ex-sovietiche sembrano ormai arenati, in Ucraina come in Georgia.

L’impegno della Nato nei Balcani ha messo fine alle guerre di secessione dell’ex-Jugoslavia, ma ha lasciato irrisolti gravi nodi politici come quelli della Serbia, del Kosovo e della Macedonia, e ora sembra destinato ad esaurirsi per morte naturale se, come sembra, si accelererà la tendenza al ritiro unilaterale dei contingenti europei da quelle aree.

Ancora più incerto e insoddisfacente si dimostra l’impegno in Afghanistan, dove la Nato, nominalmente, controlla gli oltre 60mila uomini della missione Isaf, senza però riuscire a conseguire i successi sperati. Anche in questo caso la tendenza sembra quella di un progressivo indebolirsi del ruolo della Nato di fronte ad una presenza e ad impegno militare americano sempre più massiccio e, di fatto, autonomo da Bruxelles.

Barack Obama ha annunciato la sua intenzione di nominare come suo nuovo ambasciatore alla Nato il professor Ivo Daalder (che, durante la presidenza Clinton si era occupato dell’Europa al National Security Council). Il nuovo ambasciatore ha più volte espresso la sua convinzione che l’Alleanza dovrebbe espandersi su base globale, allargandosi a paesi come il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda, perdendo così la sua caratterizzazione europea per puntare a diventare una sorta di braccio armato (e forse anche, se necessario, di contraltare) delle Nazioni Unite. Non molti in Europa condividono questa impostazione, ma essa ha quanto meno il pregio di offrire alla Nato un futuro strategicamente significativo ed ambizioso.

Il rischio opposto è quello che la Nato, in parte per rispondere ai timori anti-russi dei membri provenienti dall’ex-blocco comunista, e in parte per rispondere alla posizione sempre più assertiva del Cremlino, finisca per perdersi in una sorta di grottesca replica del suo vecchio ruolo di baluardo contro la minaccia russa. Con la differenza che oggi tale minaccia è molto meno credibile ed immanente di ieri e che i rapporti bilaterali con Mosca di gran parte degli alleati, inclusa Washington, sono del tutto diversi da quelli del passato. Il rischio di finire nell’irrilevante e forse persino nel ridicolo sarebbe altissimo.

È un pericolo da evitare, soprattutto perché, che lo si voglia o no, l’Alleanza Atlantica è tutt’ora la principale connessione esistente tra Europa e Stati Uniti, in un periodo di grave turbamento internazionale e di forte incertezza sugli orientamenti politici futuri dell’amministrazione americana. Nel momento in cui si parla di un possibile accordo a due tra Cina e Stati Uniti sulle grandi questioni della crisi economica e finanziaria e si delinea la necessità di rivedere gli equilibri esistenti all’interno delle maggiori istituzioni internazionali per dare più spazio e potere ai paesi emergenti, e in primo luogo alla Cina, all’India, al Brasile e alla Russia, gli europei hanno tutto l’interesse a consolidare al massimo i legami transatlantici, se non altro per guadagnare il tempo e lo spazio politico necessari per rafforzare la loro integrazione e le loro capacità di iniziativa sulla scena globale.

Per riuscire in questo intento, però, sarà necessario che gli europei e l’Alleanza sappiano superare gli attuali sbandamenti e la loro incertezza strategica, affrontando in primo luogo la questione chiave dei rapporti della Nato con la Russia e dimostrando in secondo luogo la loro disponibilità a ragionare ed agire in chiave globale al fianco dell’alleato americano.

Non sarà certo questo Vertice, largamente cerimoniale e da cui nessuno sembra aspettarsi grandi novità politiche o strategiche, a risolvere questi dilemmi, ma sarebbe importante dimostrare sin d’ora di essere consapevoli della reale posta in gioco.

Stefano Silvestri è presidente dell’Istituto Affari Internazionali e direttore di AffarInternazionali.
da

 

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