Oggi si celebra la Giornata mondiale dell'acqua.
Secondo l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite, dal 2030 potrebbe patire la sete meta'
della popolazione mondiale. Oggi si chiude anche il Forum mondiale
sull'acqua di Istanbul: fra gli obiettivi c'e' l'individuazione di una soglia minima da garantire.
L'acqua potabile è un miraggio per oltre 125 milioni di bambini sotto i 5 anni d'età.
E un numero ancora maggiore di persone, non solo bimbi,
si trova senza servizi igienici, per un totale di 2,5 miliardi di persone nel mondo
che rischiano così la loro salute. I numeri, da brivido,
sono resi noti, alla vigilia della Giornata mondiale dell'acqua 2009,
dall'Unicef, che lancia un appello per un'azione collettiva per affrontare
il problema dell'accesso all'acqua potabile e per la condivisione delle risorse idriche.
La pressione demografica rischia di essere la causa della probabile e
imminente crisi delle risorse idriche che colpira' il nostro pianeta,
denunciano le Nazioni Unite nella terza edizione del Rapporto mondiale
sullo sviluppo delle risorse idriche dal titolo 'L'acqua nel mondo che cambia'.
Secondo i dati dell'Onu, piu' di un miliardo e 200 milioni di persone
non hanno accesso sufficiente alle fonti di acqua pulita
e quasi altri due miliardi di esseri umani vivono senza servizi igienici.
E la situazione e' solo destinata a peggiorare
se non si prenderanno provvedimenti rapidi,
se e' vero che, come stima l'Ocse, entro il 2030
saranno 3,9 miliardi le persone che vivranno in grave carenza di acqua
e per la meta' del secolo, quando si passera' dagli attuali
sei miliardi e mezzo di abitanti a nove, questo problema riguardera'
quasi la meta' della popolazione mondiale, per lo piu' in Cina e nel sud dell'Asia.
E mentre il tempo corre e il riscaldamento globale altera le sorgenti mondiali,
c'e' sempre piu' bisogno di agire in fretta, altrimenti
il rischio e' di veder sparire il futuro in un piccolo rivolo
d'acqua tra le sabbie di un arido deserto.
da rainews24
L’acqua non è una merce.”
Ripetetelo allo specchio ogni mattina: vi darà consapevolezza.
I numeri parlano e ci sussurrano dati che non vogliamo ascoltare.
Un miliardo di persone non ha acqua potabile.
Un milione e ottocentomila bambini muoiono ogni anno per malattie causate
dall’acqua inquinata. Dove va l’acqua? Una tazza di caffè richiede 140 litri di acqua,
un paio di jeans 11.000 litri, un’automobile 400.000 litri.
E solo il 3% dell’acqua del pianeta è potabile.
In Italia l’acqua è una risorsa finanziaria e, quindi, viene privatizzata.
Dove prima c’era una sorgente, una fontana pubblica sono arrivati gli imprenditori.
I mercificatori dell’acqua. Un bene primario si è trasformato in azioni,
in asset, in profitto. L’acqua deve restare in mani pubbliche, le nostre mani.
Se non funzionano gli acquedotti pubblici, se sono bucati,
vanno riparati, anche a calci nel c..o. I privati devono starne fuori.
“La Direttiva 60/2000 dell’Unione Europea recita:
“..l’acqua non è un prodotto commerciale, bensì un patrimonio che va protetto“.
L’incultura dell’acqua in Italia, porta a consumare 170 litri di acqua imbottigliata
per abitante all’anno, contro una media europea di 85 ed una mondiale di 15,
equivalenti a 5 miliardi di contenitori plastici che si trasformano
in 100.000 tonnellate/anno di rifiuto urbano.
L’acqua imbottigliata, assoggettata a regimi di controlli spesso lacunosi,
ha un costo tra 30 e 50 centesimi, cui si sommano i costi di smaltimento
del contenitore, mentre 1.000 litri di acqua da acquedotto, più controllata
sul piano chimico-batteriologico, non costano più di 1 euro.
Gli italiani dichiarano che alla base di questo paradosso
c’è la convinzione che l’acqua imbottigliata sia più sicura ( 51% ),
più “buona” (35%), meno “dura” (14% ).
Il nostro Paese è ricco di acquiferi sotterranei, tra i 5 e i 12 miliardi di metri cubi.
Ciò nonostante, la crisi idrica è alle porte in tutto il Paese,
anche come effetto del cambiamento climatico globale,
che vedrà l’aridificazione nel Centro-Sud e la sub-tropicalizzazione nel Nord.
L’origine di questa scarsità annunciata?
- decennale incuria e mancata manutenzione delle reti
con un livello di dispersione variabile tra il 30% della Emilia-Romagna
e più del 50% dell‘ Acquedotto Pugliese
- inquinamento dei fiumi da parte di insediamenti industriali,
attivi e dimessi, ed urbani, in spregio ad ogni normativa,
anche per la totale aleatorietà dei controlli ambientali
- insostenibile idroesigenza di un settore primario caratterizzato
per decenni da monocolture intensive e da tecniche irrigue (es. a pioggia)
dissipatrici di oltre il 30% dell’acqua erogata
- mancata generalizzazione di apparati per la minimizzare
i consumi a parità di prestazione, a livello dei consumi domestici.
L’eccellente esperienza condotta al riguardo
a Bagnacavallo in Emilia Romagna ha mostrato come questa sola misura,
il cui bassissimo costo (2-3 euro/abitante) si ripaga con i certificati bianchi
per la minore spesa energetica del servizio idrico, consenta
di ridurre i consumi familiari di almeno il 10-12 %.”
Walter Ganapini, Presidente Greenpeace Italia
giulio-stevanato.splinder.com/archive/2007-03
