ORESTE LEONARDI definito l’ombra di Moro, è stato proprio lui a cercare
di coprire con il suo corpo lo Statista, era al suo servizio sin dal 1963,
si era arruolato nell’arma per propria volontà, dopo che il padre fu ucciso
durante il secondo conflitto bellico. LEONARDI muore a 52 anni e lasciò una moglie e 2 figli.
DOMENICO RICCI autista del presidente della DC da circa vent’anni, lo seguiva in ogni trasferta o spostamento senza un attimo di pace, devoto nel lavoro che faceva, il giorno del 16 marzo pilotava la fiat 130 su cui si trovava il Presidente. Muore all’età di 42 anni e lasciò la moglie Maria ed i figli Giovanni e Paolo di 10 e 12 anni.
FRANCESCO ZIZZI fu l’unico che riuscì a giungere ancora vivo
al policlinico Gemelli, ma per poco tempo a causa dei colpi
che spezzarono il suo cuore. ZIZZI nacque a Brindisi nel 1948 ,
entrò nella pubblica sicurezza nel 1972 , 4 anni dopo,
vincendo il concorso della scuola allievi sottufficiali di Nettuno,
entrò proprio il 16 marzo a far parte della scorta di Aldo Moro.
GIULIO RIVERA era il più giovane dei 5 uomini,
nacque a Campobasso nel 1954, nel 1974 si arruolò nella pubblica sicurezza
e potempo dopo venne richiamato per difendere la persona
del presidente della DC, quel giorno lui era alla guida dell’alfetta che precedeva quella di Moro.
RAFFAELE JOZZINO altro giovane che perisce sotto i colpi della mala
estremista politica. Nacque in provincia di Napoli nel 1953, nel 1971 si arruola
nell’organo di pubblica sicurezza, frequenta la scuola di Alessandria
e successivamente viene aggregato alla squadra del Viminale,
per poi entrare nalla scorta dello Statista. JOZZINO è stato l’unico
a riuscire ad uscire dalla macchina ed a cercare di difendere
i propri compagni, ma non c’è stato nulla da fare, anche lui si inginocchio al piombo delle BR.
Questi sono stati gli uomini che per primi hanno cercato di difendere lo Stato,
trovandosi contro una forza inaspettata che ha agito con
una tattica così detta a “cancelletto”, circondando da tutte le parti
la 130 fiat e l’alfetta, ed aprendo il fuoco. Le BR dopo
il trasporto di Moro in un luogo sconosciuto, non hanno lasciato
nessun foglio con la loro firma ne tanto meno di cosa volevano per riscattarlo.
Successivamente si sono fatti sentire per via telefonica richiedendo
la scarcerazione di alcuni brigatisti, fra i quali proprio Curcio padre fondatore
del movimento terrorista. La tensione era altissima,
per tutta la penisola non si riusciva a capire cosa stava accadendo
all’equilibrio politico che si era affermato da tempo,
alcuni politici richiesero le dimissioni di Giovanni Leone
allora presidente della Repubblica, e portando la voce
di voler eleggere Aldo Moro alla massima carica Repubblicana,
anche se quest’ultimo stava vivendo una triste realtà,
cioè un netto abbandono di quella classe politica mostratasi
sempre sincera nei suoi riguardi, che ora non voleva
inoltrare lo scambio con dei killer dell’assetto politico sociale.
E’ DOVEROSO RICORDARE QUEL MOMENTO SOPRATTUTTO PER MAI DIMENTICARE
QUELLA PICCOLA PARTE DI STORIA , CHE E’ LA NOSTRA STORIA.
E’ BASTATO UN ATTIMO, PER METTERE IN SUBBUGLIO UNA NAZIONE
CHE STAVA LENTAMENTE RINASCENDO, PORTANDO CON SE
DEI PRINCIPI FONDAMENTALI DI DIALOGO TRA LE FORZE POLITICHE ,
CERTAMENTE NON SONO RISPECCHIABILI NEI NOSTRI PARTITI ODIERNI,
C’ERA LA VOLONTA’ DEL COMPROMESSO PER IL BENE AD UNA NAZIONE
NELLA FIEREZZA ASSOLUTA DI SENTIRSI ITALIANI.
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