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16 marzo

La scorta di Aldo Moro

 La scorta di Aldo Moro

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Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

Costantino Kavafis

File:ViaFani 2.jpg

Via Mario Fani il giorno del rapimento

Domenico Ricci 

 Oreste Leonardi

Raffaele Jozzino

Giulio Rivera 

Francesco Zizzi

La mattina del 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo governo,

guidato da Giulio Andreotti, stava per presentarsi in Parlamento

per ottenere la fiducia l'auto che trasportava l'onorevole Aldo Moro

dalla sua abitazione alla Camera dei Deputati fu intercettata

in via Mario Fani a Roma da un commando delle Brigate Rosse.

In pochi secondi, sparando con armi automatiche, i terroristi uccisero

i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro (Domenico Ricci e Oreste Leonardi)

e i tre poliziotti sull'auto di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi)

e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.

Dopo una prigionia di 55 giorni durante la quale venne sottoposto

 ad un processo politico e venne chiesto invano uno scambio di prigionieri

 con lo stato italiano, il cadavere di Aldo Moro fu ritrovato il 9 maggio

nel cofano bagagli di una Renault 4 a Roma, in via Caetani.

La strada si trova emblematicamente a poca distanza da Piazza del Gesù

(dov'era la sede nazionale della Democrazia Cristiana) e via delle Botteghe Oscure

(dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano).

da wikipedia

La Repubblica, ed. straordinaria del 16 Marzo 1978

 

Questo post è dedicato alla memoria di queste 5 persone morte per compiere
 il loro dovere, a 5 persone che non erano solamente una scorta.
 

ORESTE LEONARDI definito l’ombra di Moro, è stato proprio lui a cercare

 di coprire con il suo corpo lo Statista, era al suo servizio sin dal 1963,

 si era arruolato nell’arma per propria volontà, dopo che il padre fu ucciso

 durante il secondo conflitto bellico. LEONARDI muore a 52 anni e lasciò una moglie e 2 figli.

DOMENICO RICCI autista del presidente della DC da circa vent’anni, lo seguiva in ogni trasferta o spostamento senza un attimo di pace, devoto nel lavoro che faceva, il giorno del 16 marzo pilotava la fiat 130 su cui si trovava il Presidente. Muore all’età di 42 anni e lasciò la moglie Maria ed i figli Giovanni e Paolo di 10 e 12 anni.

FRANCESCO ZIZZI fu l’unico che riuscì a giungere ancora vivo

al policlinico Gemelli, ma per poco tempo a causa dei colpi

 che spezzarono il suo cuore. ZIZZI nacque a Brindisi nel 1948 ,

entrò nella pubblica sicurezza nel 1972 , 4 anni dopo,

vincendo il concorso della scuola allievi sottufficiali di Nettuno,

 entrò proprio il 16 marzo a far parte della scorta di Aldo Moro.

       GIULIO RIVERA era il più giovane dei 5 uomini,

 nacque a Campobasso nel 1954, nel 1974 si arruolò nella pubblica sicurezza

 e potempo dopo venne richiamato per difendere la persona

del presidente della DC, quel giorno lui era alla guida dell’alfetta che precedeva quella di Moro.    

               RAFFAELE JOZZINO altro giovane che perisce sotto i colpi della mala

 estremista politica. Nacque in provincia di Napoli nel 1953, nel 1971 si arruola

 nell’organo di pubblica sicurezza, frequenta la scuola di Alessandria

e successivamente viene aggregato alla squadra del Viminale,

per poi entrare nalla scorta dello Statista. JOZZINO è stato l’unico

 a riuscire ad uscire dalla macchina ed a cercare di difendere

 i propri compagni, ma non c’è stato nulla da fare, anche lui si inginocchio al piombo delle BR.

Questi sono stati gli uomini che per primi hanno cercato di difendere lo Stato,

 trovandosi contro una forza inaspettata che ha agito con

 una tattica così detta a “cancelletto”, circondando da tutte le parti

 la 130 fiat e l’alfetta, ed aprendo il fuoco. Le BR dopo

il trasporto di Moro in un luogo sconosciuto, non hanno lasciato

 nessun foglio con la loro firma ne tanto meno di cosa volevano per riscattarlo.

 Successivamente si sono fatti sentire per via telefonica richiedendo

la scarcerazione di alcuni brigatisti, fra i quali proprio Curcio padre fondatore

 del movimento terrorista. La tensione era altissima,

 per tutta la penisola non si riusciva a capire cosa stava accadendo

 all’equilibrio politico che si era affermato da tempo,

 alcuni politici richiesero le dimissioni di Giovanni Leone

allora presidente della Repubblica, e portando la voce

di voler eleggere Aldo Moro alla massima carica Repubblicana,

 anche se quest’ultimo stava vivendo una triste realtà,

cioè un netto abbandono di quella classe politica mostratasi

 sempre sincera nei suoi riguardi, che ora non voleva

 inoltrare lo scambio con dei killer dell’assetto politico sociale.

E’ DOVEROSO RICORDARE QUEL MOMENTO SOPRATTUTTO PER MAI DIMENTICARE

QUELLA PICCOLA PARTE DI STORIA , CHE E’  LA NOSTRA STORIA.

 E’ BASTATO UN ATTIMO, PER METTERE IN SUBBUGLIO UNA NAZIONE

CHE STAVA LENTAMENTE RINASCENDO, PORTANDO CON SE

DEI PRINCIPI FONDAMENTALI DI DIALOGO TRA LE FORZE POLITICHE ,

CERTAMENTE NON SONO RISPECCHIABILI NEI NOSTRI PARTITI ODIERNI,

C’ERA LA VOLONTA’ DEL COMPROMESSO PER IL BENE AD UNA NAZIONE

NELLA FIEREZZA ASSOLUTA DI SENTIRSI ITALIANI. 

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