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La tenerezza, la nostalgia Il rimpianto, la poesia Quante cose sei questa sera tu Che sei lontano e non mi pensi più Sono malata ormai Ma non m'importa di guarire sai É il dolore piu' sublime Quello che mi fa soffrire Sempre, sempre Quasi fino a diventare niente Continuando a ripetere Le parole di una scena che É la stessa da Sempre, sempre Quasi fino a diventare niente Solo amore se amore è Questo buio a cui non ci si abitua Questa luce nell'anima Che nessuno può comprendere All'infuori di te Ti scrivo da una camera Nella semioscurità Da qui posso commuovermi di nascosto al mondo Al quale ormai mi sento estranea nel profondo L'immenso e il suo contrario Sono luoghi del mio cuore E sei tu ora quel mare Da cui mi lascio trasportare Sempre, sempre Quasi fino a diventare niente Solo amore se amore è Questo buio a cui non ci si abitua Questa luce nell'anima Che ancora splende Sempre, sempre Fino a farmi diventare niente Fino a farmi diventare niente... Questa luce nell'anima Che nessuno può comprendere All'infuori di te.
| Artista: Lisa
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| Titolo: Sempre
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| Autori: G.Morra - M.Fabrizio
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| Edizione: Sanremo 1998 |
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La violenza sulle donne non conosce confini
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di CLAUDIA DI GIORGIO
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Per le donne tra i 15 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità: ancor più del cancro, della malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra. Questo dato sconvolgente, proveniente da una ricerca della Harvard University, apre il rapporto sulla violenza contro le donne nel mondo diffuso in questi giorni dal "Panos Institute" di Londra, un'organizzazione non governativa che si occupa di problemi globali e dello sviluppo. Il rapporto, preparato per l'apertura di una sessione delle Nazioni Unite
sulla condizione femminile, raccoglie studi e ricerche sul problema della violenza sulle donne
effettuati in ogni parte del pianeta da organismi e istituti nazionali e internazionali.
Dalle sue pagine, emerge la drammatica fotografia di una realtà che
non risparmia nessuna nazione e nessun continente.

Le ricerche compiute negli ultimi dieci anni sono concordi:
la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo.
E non conosce differenze sociali o culturali: le vittime e i loro aggressori
appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità,
almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali
da parte di un uomo nel corso della sua vita. E, come si può verificare anche
solo aprendo le pagine di cronaca dei quotidiani, il rischio maggiore sono
i familiari, mariti e padri, seguiti a ruota dagli amici:
vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.

La violenza domestica In Gran Bretagna, ad esempio, ogni anno una donna su dieci viene picchiata a sangue
dal partner, marito o amante che sia. In Canada e in Israele è più probabile
che una donna venga uccisa dal proprio compagno che da un estraneo.
In Russia, un omicidio su cinquanta è compiuto dal marito nei confronti della moglie.
La violenza contro le donne è diffusa persino nelle avanzate democrazie scandinave:
Marianne Eriksson, parlamentare europea della Svezia, ha dichiarato che,
nel suo paese, "ogni dieci giorni una donna muore in seguito agli abusi subiti
da parte di un familiare o di un amico". E negli Stati Uniti, ogni 15 secondi,
viene aggredita una donna, generalmente dal coniuge:
non è un dato riferito un'organizzazione femminista,
ma da una severa rivista giuridica della facoltà di legge di Harvard.
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La chirurgia plastica può aiutare a recuperare i tratti di un tempo ma non riesce nel miracolo
di cancellare il dolore e la rabbia per una violenza senza scuse. In Pakistan sono tante le donne
che vengono sfregiate dai mariti, dai corteggiatori rifiutati, da padri e fratelli autoritari.
Vittime di un'idea perversa: quella della superiorità dell'uomo sulla donna.
Per loro si batte Smileagain, un'associazione che aiuta le donne sfigurate a reintegrarsi
nel tessuto sociale attraverso il supporto psicologico e una serie di servizi medici.
In questa galleria sono raccolti i ritratti delle vittime che si sono rivolte a Smileagain
come Irum Saeed (nella foto): si è sottoposta a ben 25 interventi chirurgici
ma il suo viso porta ancora i segni della violenza
Il terzo mondo Per quel che riguarda il mondo in via di sviluppo, le informazioni si fanno,
se possibile, ancora più drammatiche, ma allo stesso tempo diventa
più difficile raccogliere dati precisi, sia perché le indagini statistiche
sono meno frequenti e accurate sia per ragioni squisitamente culturali.
La violenza sulle donne, infatti, in gran parte del mondo
è una normale componente del tessuto culturale
e non viene identificata come tale neppure dalle sue vittime.
Un gruppo di ricerca che investigava nei paesi a sviluppo minimo
ha comunque rilevato una stretta connessione
tra livelli più alti di violenza contro le donne e società
in cui la dipendenza economica femminile dagli uomini
è più elevata o dove le donne hanno meno voce in casa o nella società.
In molti paesi in via di sviluppo, picchiare la moglie fa parte
dell'ordine naturale delle cose, una prerogativa maschile ancora indiscussa:
in un distretto del Kenia, il 42 per cento delle donne intervistate
venivano picchiate regolarmente dal marito.
Lo stupro da parte del marito, poi, è ancora perfettamente legale
in gran parte del mondo, e quantificarne l'incidenza è quasi impossibile.
Povertà e prostituzione Anche la povertà miete vittime in primo luogo tra le donne: in Nepal,
circa 10 mila ragazze ogni anno vengono vendute dalle famiglie
per essere avviate alla prostituzione. Nell'Asia sudorientale,
i trafficanti selezionano le comunità più deboli, arrivano nei villaggi
durante un periodo di siccità o una carestia e convincono le famiglie
a vendere le figlie in cambio di due soldi. Secondo l'Organizzazione internazionale
per l'emigrazione, nei mercati occidentali della prostituzione arriva ogni anno
quasi mezzo milione di donne, provenienti un po' dappertutto.
Le mutilazioni genitali Un problema specifico di alcune culture africane è invece quello della mutilazione genitale,
ancora ampiamente praticata, ed effettuata quasi sempre in condizioni sanitarie abominevoli,
senza anestesia e soprattutto su bambine anche in tenerissima età.
Gli effetti sulla salute sono devastanti, e colpiscono le donne in ogni momento
della loro vita sessuale e riproduttiva. Oggi sarebbero 130 milioni
le donne che hanno subito questo genere di mutilazione,
e i flussi migratori stanno facendo arrivare il problema (e le sue conseguenze)
fin nelle ricche civiltà occidentali.
Lo stupro Lo stupro è una piaga che colpisce ogni parte del globo:
i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità fissano tra il 14 ed il 20 per cento
il numero di donne che, negli Stati Uniti, subiscono uno stupro durante il corso della vita.
Percentuali analoghe sono indicate da studi effettuati in Canada, Corea e Nuova Zelanda.
In alcuni paesi, tuttavia, perseguire i colpevoli è più facile che in altri.
In Pakistan, ad esempio, per ottenere il massimo della pena la donna
che denuncia il suo stupratore deve presentare quattro testimoni
e maschi e non può testimoniare lei stessa. Inoltre, la vittima
che non riesce a dimostrare il reato viene incriminata
per attività sessuali illecite, incarcerata o frustata pubblicamente.
La violenza sessuale è anche un'arma di guerra,
solo da poco riconosciuta come tale dalle leggi internazionali.
I conflitti con un forte connotato etnico, come quelli nei Balcani o in Africa centrale,
vedono l'uso dello stupro come strumento bellico da parte di entrambi i contendenti.
Nel 1993, il Centro per i crimini di guerra di Zenica aveva documentato in Bosnia
40 mila casi di sturpro, ma le cifre reali sono ritenute ben più alte
e vi sono sospetti che persino alcuni soldati dell'Onu si siano resi responsabili di aggressioni.
(28 febbraio 1998)

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